Dolore toracico o spasmo esofageo nell'acalasia? Imparare a distinguere i due termini

"Stanotte ho avuto uno spasmo." Nella comunità delle persone con acalasia questa parola è diventata di uso comune, ma dolore toracico e spasmo esofageo non sono la stessa cosa. Ecco perché la differenza conta.

Copertina Spasmo: illustrazione dell'esofago con radiografia

Se convivi con l'acalasia, probabilmente ti è capitato di dire o sentire frasi come "stanotte ho avuto uno spasmo" oppure "dopo pranzo mi è venuto uno spasmo fortissimo". Può sembrare una semplice questione di parole, ma non lo è: utilizzare una terminologia più precisa permette di descrivere meglio la propria esperienza, facilita la comunicazione con tutti i professionisti sanitari coinvolti nel percorso di cura e contribuisce a migliorare la conoscenza dell'acalasia anche tra gli stessi pazienti.

Dolore e spasmo non sono sinonimi

La differenza è semplice.

Lo spasmo esofageo è un evento motorio: significa che il muscolo dell'esofago si contrae in modo anomalo. Il dolore toracico, invece, è un sintomo: è ciò che la persona percepisce.

Uno spasmo può provocare dolore, ma non tutto il dolore è causato da uno spasmo. Anzi, oggi sappiamo che il dolore nell'acalasia può dipendere da diversi meccanismi, tra cui:

  • distensione dell'esofago dovuta al ristagno di cibo o saliva;
  • accumulo di aria;
  • reflusso o irritazione della mucosa;
  • ipersensibilità dei nervi dell'esofago;
  • alterata elaborazione del dolore da parte del sistema nervoso;
  • contrazioni spastiche, quando presenti.

Per questo motivo, il solo modo in cui si presenta il dolore non permette di stabilire quale sia il meccanismo che lo ha provocato.

Posso avere degli spasmi?

La risposta dipende dal tipo di acalasia diagnosticato alla manometria esofagea ad alta risoluzione.

Acalasia di tipo I

Nell'acalasia di tipo I è presente peristalsi fallita nel 100% delle deglutizioni. Le contrazioni premature (spastiche) non fanno parte del quadro manometrico.

Acalasia di tipo II

Anche nell'acalasia di tipo II la peristalsi è assente. La caratteristica distintiva è la pressurizzazione panesofagea, cioè un aumento uniforme della pressione all'interno dell'esofago durante almeno il 20% delle deglutizioni. Anche in questo caso non sono presenti contrazioni spastiche.

Acalasia di tipo III

L'acalasia di tipo III è diversa. Secondo la Classificazione di Chicago, è caratterizzata da contrazioni premature (spastiche) in almeno il 20% delle deglutizioni, associate all'assenza di una normale peristalsi. Sono proprio queste contrazioni a rappresentare gli spasmi esofagei documentabili alla manometria.

Ma allora perché sento una "morsa"?

Molti pazienti descrivono il dolore come una stretta intensa, uno stritolamento, un peso opprimente, una morsa, un crampo al centro del torace, come un'angina pectoris o un infarto. È una descrizione assolutamente valida. Quello che non possiamo sapere, però, è quale meccanismo abbia prodotto quella sensazione.

Il cervello percepisce il dolore, non il movimento dell'esofago. Una sensazione di forte costrizione può essere provocata da uno spasmo, ma anche dalla distensione dell'esofago, da un meccanismo neuropatico o da altri meccanismi ancora oggetto di studio. Per questo motivo, la sensazione soggettiva non basta per affermare che si sia verificato uno spasmo.

Più che cercare di interpretare ciò che è successo, è utile descrivere ciò che si è percepito: "ho avuto un forte dolore dietro lo sterno", "sembrava una morsa", "è iniziato all'improvviso", "è durato circa quindici minuti", "si irradiava verso la schiena", "è comparso durante il pasto" oppure "a riposo".

Queste informazioni sono molto più utili di una semplice frase come "ho avuto uno spasmo", perché descrivono il sintomo senza attribuirgli una causa che, nella maggior parte dei casi, non può essere confermata soltanto in base alle sensazioni.

Perché è importante usare le parole giuste?

Può sembrare una precisazione poco importante. In realtà, le parole che utilizziamo influenzano il modo in cui l'acalasia viene raccontata, compresa e studiata. Se ogni episodio di dolore viene definito "spasmo", si rischia di attribuire a un unico meccanismo sintomi che possono avere cause molto diverse.

Questo può generare confusione quando ci confrontiamo con:

  • gastroenterologi;
  • medici di medicina generale;
  • infermieri;
  • dietisti e nutrizionisti;
  • antalgisti/palliativisti/terapisti del dolore;
  • fisioterapisti;
  • psicoterapisti;
  • altri professionisti sanitari coinvolti nel percorso assistenziale.

Ma anche tra noi pazienti. Quando utilizziamo termini diversi per indicare la stessa cosa, oppure la stessa parola per descrivere fenomeni differenti, diventa più difficile confrontare le esperienze e comprendere davvero come si manifesta la malattia.

Parlare correttamente aiuta anche la ricerca

Le persone con acalasia non sono soltanto destinatarie delle ricerche scientifiche. Ne fanno parte. Molte delle conoscenze che oggi abbiamo sulla malattia derivano dai sintomi riferiti dai pazienti, dai questionari sulla qualità di vita, dai registri clinici e dagli studi osservazionali.

Se i sintomi vengono descritti con termini imprecisi, anche i dati raccolti rischiano di esserlo. E dati imprecisi possono rendere più difficile comprendere i meccanismi del dolore, confrontare gli studi, identificare nuovi sottogruppi di pazienti e sviluppare trattamenti sempre più mirati.

L'acalasia è già una malattia rara e ancora oggi presenta molti aspetti poco conosciuti. Per questo motivo è importante che la comunità dei pazienti contribuisca, nel suo piccolo, a costruire una terminologia condivisa e il più possibile accurata.

Abbandonare l'abitudine di chiamare "spasmo" qualsiasi dolore toracico non significa essere pignoli. Significa descrivere meglio la propria esperienza. Significa aiutare i professionisti sanitari a interpretare correttamente ciò che riferiamo. Significa migliorare la qualità delle informazioni che alimentano la ricerca. E, in prospettiva, significa contribuire a una comprensione sempre più precisa dell'acalasia, con possibili ricadute positive sulla diagnosi, sull'inquadramento clinico e sullo sviluppo di strategie sempre più efficaci per il trattamento del dolore.

Cosa ricordare

  • Se hai un'acalasia di tipo I o II, le contrazioni spastiche non fanno parte del tuo quadro manometrico.
  • Se hai un'acalasia di tipo III, gli spasmi sono una caratteristica della malattia, ma questo non significa che ogni episodio di dolore toracico sia necessariamente provocato da una contrazione spastica.
  • Quando non è possibile conoscere il meccanismo responsabile di un episodio, il termine più corretto rimane dolore toracico.

Può sembrare una differenza solo linguistica. In realtà è un piccolo cambiamento che può migliorare la comunicazione tra pazienti, professionisti sanitari e ricercatori, contribuendo a costruire una conoscenza dell'acalasia sempre più precisa e condivisa.