Proteomica e acalasia: cosa rivelano le proteine sulla malattia
Se la genomica studia i geni e la trascrittomica quanto si attivano, la proteomica guarda al risultato finale: le proteine che, nell'acalasia, raccontano una malattia molto più complessa di un semplice disturbo della motilità.
Che cos'è la proteomica?
Se la genomica studia i geni e la trascrittomica analizza quanto si attivano i geni, la proteomica si concentra sul risultato finale di questi processi: le proteine. Le proteine sono le molecole che svolgono la maggior parte delle funzioni biologiche dell'organismo. Regolano l'infiammazione, la comunicazione tra le cellule, la contrazione muscolare, la risposta immunitaria, la riparazione dei tessuti e il metabolismo.
Studiare il proteoma — cioè l'insieme di tutte le proteine presenti in un determinato tessuto o fluido biologico in uno specifico momento — permette di osservare direttamente ciò che sta accadendo durante la malattia. A differenza del patrimonio genetico, che rimane sostanzialmente stabile, il proteoma cambia continuamente in risposta a infiammazione, infezioni, farmaci, alimentazione, stress e stadio della malattia. Per questo motivo rappresenta una fotografia dinamica dello stato biologico dell'organismo.
Le tecnologie utilizzate comprendono metodiche tradizionali, come ELISA, immunoistochimica e Western blot, ma soprattutto piattaforme ad alta processività come immunodosaggi multiplex, spettrometria di massa MALDI-TOF e cromatografia liquida associata a spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS). Queste tecniche consentono di analizzare contemporaneamente centinaia o migliaia di proteine.
Cosa hanno scoperto gli studi nell'acalasia?
Le alterazioni osservate possono essere raggruppate in quattro grandi aree.
1. Una risposta infiammatoria persistente
Il dato più costante riguarda l'aumento di numerose citochine, cioè proteine utilizzate dal sistema immunitario per comunicare tra le cellule. Tra quelle più frequentemente aumentate figurano: IL-1β, IL-2, IL-4, IL-5, IL-6, IL-7, IL-12, IL-12p70, IL-17, IL-18, IL-22, IL-23, IFN-γ (interferone gamma), TNF-α, Eotassina (CCL11), SDF-1α (CXCL12), TRAIL, CSF2 (GM-CSF) e CSF3 (G-CSF).
L'aumento di IL-17 e IL-22 è stato osservato sia nel sangue sia nel tessuto dello sfintere esofageo inferiore. Queste due citochine sono caratteristiche della risposta immunitaria mediata dai linfociti Th17, già identificata da numerosi studi come uno dei principali meccanismi immunologici coinvolti nell'acalasia. L'incremento di IL-6 conferma l'esistenza di uno stato infiammatorio sistemico, mentre IL-1β e IL-18 sono tipiche citochine dell'immunità innata e suggeriscono una persistente attivazione dei meccanismi infiammatori. Nel loro insieme, questi risultati rafforzano l'ipotesi che nell'acalasia il sistema immunitario rimanga cronicamente attivato.
2. Alterazioni della regolazione immunitaria
Oltre alle citochine pro-infiammatorie, sono aumentate numerose molecole coinvolte nella regolazione della risposta immunitaria: IL-1ra (antagonista naturale del recettore dell'IL-1), IL-2Ra (coinvolta nell'attivazione dei linfociti T), CCL2/MCP-1 (importante per il richiamo dei monociti), IP-10 (CXCL10) e MIG (CXCL9). Queste proteine controllano il reclutamento delle cellule immunitarie nei tessuti infiammati. La loro aumentata concentrazione suggerisce che nell'acalasia non sia presente soltanto un'infiammazione locale, ma un processo immunologico organizzato che richiama continuamente nuove cellule immunitarie nella parete esofagea.
3. Crescita, fibrosi e rimodellamento dei tessuti
Gli studi hanno inoltre identificato concentrazioni elevate di diversi fattori di crescita, tra cui TGF-β1, TGF-β2, TGF-β3, PDGF-BB, FGF-2, SCGF-B, HGF, CSF2 (GM-CSF) e CSF3 (G-CSF). Queste proteine regolano la riparazione dei tessuti, la deposizione di matrice extracellulare e la fibrosi. L'aumento del TGF-β è particolarmente interessante perché questa famiglia di proteine rappresenta uno dei principali regolatori della fibrosi cronica in numerose malattie. Ciò suggerisce che l'acalasia non comporti soltanto perdita neuronale, ma anche un progressivo rimodellamento strutturale della parete esofagea.
4. Segni di neurodegenerazione
Gli studi di spettrometria di massa hanno identificato alterazioni di numerose proteine coinvolte nella funzione neuronale. Tra le più interessanti figurano CDK5 (fondamentale per il funzionamento dei neuroni), Timosina β4 (coinvolta nella riparazione tissutale), Galectina-1 (importante nella modulazione immunitaria e nella sopravvivenza neuronale), FKBP1A (implicata nella regolazione del calcio intracellulare), LASP-1 (coinvolta nell'organizzazione del citoscheletro) e HMGB2 (proteina che partecipa alla regolazione dell'infiammazione).
Queste alterazioni sono coerenti con l'ipotesi che il danno neuronale osservato nell'acalasia sia il risultato di processi infiammatori cronici piuttosto che di una semplice degenerazione spontanea.
Anche il sistema del complemento sembra coinvolto
Uno dei primi studi proteomici ha identificato concentrazioni aumentate di diverse proteine del sistema del complemento, tra cui C3, C4B5 e C5. Il complemento rappresenta una componente fondamentale dell'immunità innata. La sua attivazione può amplificare l'infiammazione e favorire il reclutamento delle cellule immunitarie. L'aumento di queste proteine costituisce un ulteriore elemento a sostegno dell'origine immunomediata dell'acalasia.
La proteomica distingue i diversi sottotipi di acalasia?
Uno degli studi più recenti ha osservato che alcuni biomarcatori infiammatori sono maggiormente espressi nell'acalasia di tipo III rispetto ai tipi I e II. Tra questi: TGF-β2, IL-18, IFN-γ, MIG, PDGF-BB, IP-10, MCP-1, IL-2Ra, TRAIL, SDF-1α ed eotassina.
Questi risultati suggeriscono che i sottotipi di acalasia potrebbero non rappresentare soltanto differenti manifestazioni cliniche, ma anche differenti profili molecolari, forse espressione dei diversi stadi della malattia, in cui il tipo III sarebbe quello iniziale e il tipo I quello finale. Attualmente, tuttavia, tali biomarcatori non sono utilizzati nella pratica clinica.
Altre proteine identificate dagli studi proteomici
Oltre a quelle già citate, la ricerca proteomica ha identificato numerose altre molecole di interesse:
- Timosina β4: riparazione dei tessuti, migrazione cellulare e risposta alle lesioni;
- Tropomodulina-3 (TMOD3): organizzazione del citoscheletro di actina;
- PDCD6IP: traffico intracellulare e morte cellulare programmata;
- Pin1: regolazione di numerose proteine coinvolte nel ciclo cellulare e nella risposta allo stress;
- HMGB2: processi infiammatori e regolazione dell'espressione genica;
- LEI (Leukocyte Elastase Inhibitor): funzione antiproteasica, protezione dai danni infiammatori;
- Transaldolasi (TALDO): via dei pentoso-fosfati ed equilibrio ossidativo cellulare;
- Istone H1.4: organizzazione della cromatina e del DNA;
- SH3KBP1: trasmissione dei segnali intracellulari;
- Hpr (Haptoglobin-related protein): risposta immunitaria;
- ALDH16A1: enzima della famiglia delle aldeide deidrogenasi, ruolo ancora sconosciuto nell'acalasia;
- Azurocidina (AZU1): rilasciata dai neutrofili durante la risposta infiammatoria;
- ARPC2: polimerizzazione dell'actina e motilità cellulare;
- CALL3 (Calmodulin-like protein 3): regolazione del calcio intracellulare;
- Galectina-1 (GAL-1): risposta immunitaria, infiammazione e sopravvivenza cellulare;
- CD34: glicoproteina delle cellule staminali ematopoietiche ed endoteliali;
- FKBP1A: rilascio di calcio e trasduzione del segnale cellulare;
- LASP-1: organizzazione del citoscheletro e adesione cellulare;
- Integrina α-IIb: adesione cellulare e interazioni con la matrice extracellulare;
- Multimerina-2: angiogenesi e stabilità vascolare;
- HGF: riparazione dei tessuti e rigenerazione cellulare;
- MIF: potente mediatore dell'infiammazione innata;
- MCP/CD46: regolazione del sistema del complemento;
- Transcobalamina-1 (TCN1): trasporto della vitamina B12;
- CDK5: funzionamento e sopravvivenza dei neuroni;
- Transtiretina (TTR): trasporto e neuroprotezione;
- α2-macroglobulina (A2M): inibitore delle proteasi, modulazione dell'infiammazione.
Il trattamento modifica il proteoma?
Gli studi disponibili hanno osservato che molte delle alterazioni delle citochine persistono anche dopo il trattamento con POEM. Questo dato non sorprende: una semplice miotomia non incide sulla causa dell'acalasia, ma è un mero palliativo chirurgico.
Cosa significa tutto questo per i pazienti? E quali sono i limiti?
Per il momento la proteomica non ha ancora prodotto test diagnostici utilizzabili nella pratica clinica. Nessuna delle proteine identificate viene oggi impiegata per diagnosticare l'acalasia, definirne la gravità o scegliere il trattamento più appropriato. Tuttavia, questi studi stanno cambiando profondamente la comprensione della malattia: le alterazioni proteiche osservate indicano che l'acalasia è caratterizzata da una complessa rete di processi immunitari, infiammatori e neurodegenerativi, molto più articolata di quanto si pensasse in passato.
In futuro, alcuni di questi biomarcatori potrebbero consentire di diagnosticare la malattia nelle fasi iniziali, distinguere meglio i diversi sottotipi, prevedere la progressione clinica, identificare pazienti candidati a terapie immunomodulanti e monitorare la risposta ai trattamenti.
Nonostante i risultati siano promettenti, la ricerca proteomica nell'acalasia è ancora agli inizi. Gli studi disponibili presentano numerosi limiti: campioni di piccole dimensioni, metodiche analitiche differenti, biomarcatori non sempre sovrapponibili tra gli studi, differenti tipi di campioni biologici (siero, plasma o tessuto) e variabilità legata allo stadio della malattia e al momento del prelievo. Per questo motivo molti risultati non sono ancora stati confermati da studi indipendenti.
In conclusione
La proteomica sta offrendo una nuova prospettiva sull'acalasia. Più che individuare una singola proteina responsabile della malattia, mostra come numerosi sistemi biologici siano contemporaneamente coinvolti: infiammazione, risposta immunitaria, neurodegenerazione, rimodellamento tissutale e processi riparativi.
Queste evidenze rafforzano il modello oggi più accreditato dell'acalasia come malattia multifattoriale e immunomediata. Sebbene nessun biomarcatore proteico sia ancora entrato nella pratica clinica, la proteomica rappresenta una delle aree più promettenti per lo sviluppo di strumenti diagnostici precoci, biomarcatori prognostici e future terapie mirate, soprattutto se integrata con le altre discipline delle scienze omiche in un approccio multi-omico.
La proteomica è solo un tassello
Genomica, metagenomica, viromica, proteomica: fanno tutte parte dello stesso percorso di ricerca sull'acalasia. Nella panoramica sulle scienze "omiche" trovi il quadro d'insieme e i link a tutti gli approfondimenti pubblicati.
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- Wei L, Liu ZQ, Xu JQ, Chen WF, Zhou PH, Li QL. Idiopathic achalasia: unraveling the etiology and pathogenesis of an inflammatory disease. Gastroenterol Rep (Oxf). 2026;14:goag037. doi:10.1093/gastro/goag037. PubMed. (revisione)
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